Giorgio Amendola è nato a Roma il 21 Novembre 1907, figlio del Ministro liberale antifascista Giovanni che fu ispiratore dell’Aventino tra i primi perseguitati politici vittima delle violenze del fascismo e di Mussolini.

Giorgio Amendola nel 1928 aderisce al Partito Comunista Italiano. Viene arrestato nel giugno del 1932 mentre era in missione clandestina a Milano, non fu processato dal regime fascista per evitare il possibile clamore che il dibattimento avrebbe suscitato, ma fu mandato, senza processo, al confino nell’isola di Ponza.

Il confino nell’isola venne comunque interrotto da due condanne, una a cinque mesi e un’altra a quattordici mesi, che scontò nel carcere di Poggioreale. Tali condanne furono dovute al essere coinvolto in manifestazioni di protesta dei confinati politici contro restrizioni arbitrarie ai loro diritti.

A Ponza, Giorgio Amendola il 10 luglio del 1934 sposa civilmente Germaine Lecocq.

Nel 1937 viene liberato e si rifugiò prima in Francia e poi in Tunisia, tornando infine in Francia poco dopo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale.
Rientrò in Italia nell’aprile del 1943 per partecipare alla Resistenza con le Brigate Garibaldi, del cui Comando generale entrò a far parte. A lui facevano riferimento i GAP centrali di Roma.

Deputato alla Costituente nel 1946 e poi alla Camera dal 1948 alla morte, fu sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nei governi Parri e Degasperi I.
Entrò nel Comitato centrale e nella direzione nazionale del PCI già dal V congresso nel 1946 e vi rimarra fino alla morte. Fu segretario regionale del PCI della Campania, Molise e Lucania dal 1947 al 1953.

Nel Pci divenne il leader dell’ala riformista adoperandosi per collocare il partito in un’ottica europea, vicina ai grandi partiti socialisti e socialdemocratici senza, tuttavia, rinnegare le peculiarità del Pci.

È stato delegato nel 1969 al Parlamento Europeo di Strasburgo, fu confermato nel 1976 ed eletto infine nelle prime elezioni dirette dei parlamentari europei nel 1979, nelle quali si adoperò con successo per l’inserimento di Altiero Spinelli come indipendente nelle liste del PCI.

Nel 1980, il 5 giugno, all’età di 73 anni, muore a Roma. Poche ore dopo il suo decesso, stroncata dal dolore muore anche la moglie, Germaine Lecocq, francese, conosciuta a Parigi durante gli anni di esilio.

Giorgio Amendola amava trascorrere periodi di riposo nella località della nostra Provincia, questa consuetudine lo portò a conoscere molto da vicino il gruppo dirigente del PCI spezzino e ad esercitare su di esso una fortissima influenza politica e culturale.

Nel 1976 pubblicò il libro autobiografico “Una scelta di vita” (Rizzoli, 1976), mentre sull’epoca del fascismo e del confino scrisse l’autobiografia “Un Isola” (Rizzoli, 1980).
Scrisse anche le seguenti opere:

  • La democrazia nel Mezzogiorno, Roma, Editori Riuniti, 1957.
  • Lotta di classe e sviluppo economico, Roma, Editori Riuniti, 1962.
  • Classe operaia e programmazione democratica, Roma, Editori Riuniti, 1966.
  • Comunismo, antifascismo e Resistenza, Roma, Editori Riuniti, 1967.
  • La classe operaia italiana, Roma, Editori Riuniti, 1968.
  • Anselmo Marabini e Imola rossa, Imola, Galeati 1969.
  • La crisi italiana, Roma, Editori Riuniti, 1971.
  • I comunisti e l’Europa, Roma, Editori Riuniti, 1971.
  • Lettere a Milano. Ricordi e documenti, 1939-1945, Roma, Editori Riuniti, 1973. ( vincitore del Premio Viareggio per la saggistica nel 1974)
  • Fascismo e Mezzogiorno, Roma, Editori Riuniti, 1973.
  • Fascismo e movimento operaio, Roma, Editori Riuniti, 1975.
  • Intervista sull’antifascismo, Bari, Laterza, 1976.
  • Gli anni della Repubblica, Roma, Editori Riuniti, 1976.
  • Antonio Gramsci nella vita culturale e politica italiana, Napoli, Guida, 1978.
  • Il rinnovamento del PCI, Roma, Editori Riuniti, 1978.
  • Storia del Partito comunista italiano. 1921-1943, Roma, Editori Riuniti, 1978.
  • I comunisti e le elezioni europee, Roma, Editori Riuniti, 1979.
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